La leggenda che incontra il mito: 308 GTS ex Gilles Villeneuve

Parole prese in prestito da Vincenzo Borgomeo (La Stampa) che ha dedicato questo splendido articolo alla nostra Ferrari 308 GTS, a lui va la nostra più profonda stima.

Articolo scritto nella fase di pre restauro dell'auto che è stato poi eseguito ad arte da Scuderia Baldini. 

 

Su strada con la 308 GTS che Gilles ha guidato e amato a lungo. Si respira l’aria del mito, di corse pazze, di Rosse indimenticabili

C’è una macchina che merita un posto d’onore nel Pantheon delle narratrici a quattro ruote. Parliamo della Ferrari 308 GTS di Gilles Villeneuve, una capsula del tempo che porta l’impronta di un’epoca in cui guidare era un atto di ribellione, non un esercizio di conformismo ecologico.

L’abbiamo provata così com’era l’ultima volta che Gilles l’ha accarezzata o, meglio, strapazzata. Le gomme originali, logore come le suole di un viaggiatore instancabile; l’abitacolo che trasuda vita vissuta, con graffi e odori che sono medaglie al valore. Dal cassetto portaoggetti spunta persino una multa francese, un reperto archeologico che testimonia come Villeneuve danzasse sul filo del rasoio, sempre un passo oltre il limite.

Appena la metti in moto, capisci tutto. Solo 37 mila chilometri, ma «fluidi». Questa 308 è sciolta, morbida, abituata a essere «amata» nel modo in cui le Ferrari d’un tempo pretendevano amore, cioè con crudeltà. Tira loro il collo, e ti ricambiano con fedeltà assoluta; trattale con delicatezza, e ti tradiscono al primo semaforo.

Gilles, con questa 308 GTS, ha fatto l’impossibile: Montecarlo-Maranello in due ore e venticinque minuti, 432 chilometri di pura follia; Milano-Maranello in quarantatré minuti, roba da far impallidire i treni ad alta velocità di oggi. E poi quell’episodio con la Stradale: una paletta ignorata a tutta birra, un posto di blocco al casello di Modena, e quasi l’arresto. Ma il comandante era un tifoso, uno di quelli che capiscono che certi piloti non sono criminali, sono eroi in tuta ignifuga. Una favola anarchica, reminiscenza di un tempo in cui la passione aveva la meglio sulla burocrazia.

Mauro Forghieri, all’epoca team manager Ferrari F1, su questa 308 ha raccontato aneddoti da romanzo. Una volta, a secco di benzina in autostrada, Gilles passò davanti a una stazione a velocità supersonica. «Purtroppo - disse Forghieri - glielo feci notare…». E lui? Testa-coda, contromano per un tratto, e via a rifornirsi come se nulla fosse.

La Ferrari conosceva Villeneuve: gli diede una 308 speciale, con frizione presa dalla 512 BB, telaio rinforzato come un gladiatore pronto all’arena. Motore di serie, però. Un V8 da 3 litri e 255 cavalli, zero-cento in sei secondi e mezzo, oltre 250 all’ora - numeri che facevano paura. Colore Rosso Dino, raro come un’amicizia vera; telaio 21371, targa MO 439235. Regalata a Gilles da Enzo Ferrari in persona nel 1978, usata fino al 1982, l’anno fatale di Zolder, in Belgio, dove il pilota morì in un tragico incidente che ancora oggi fa male al cuore degli appassionati.

Poi la macchina nel 1984 passò di mano: dalla Ferrari a un pugliese, quindi in Danimarca. Poi all’asta da RM Sotheby’s nel 2018 per 269 mila euro, comprata da un altro danese e, infine, acquistata dal generoso collezionista che ce l’ha prestata, come si presta un ricordo prezioso. Ora? Ora è nelle cure della Scuderia Baldini, maestri del restauro Ferrari, che non cancellano le rughe, le esaltano.

 

Poi finirà al museo di Maranello, esposta come una dea, perché tutti possano ammirarla con stupore. Anzi doppio stupore: è vissuta fra le mani del leggendario Gilles. Ed è ancora tutta intera...

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